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Bonus investimenti con modifiche in vista

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MISE e MEF stanno lavorando, in vista di un prossimo Consiglio dei Ministri (la riunione potrebbe essere fissata al 20 gennaio, anche se per ora non vi è l’ufficialità), al c.d. “Investment compact”, un decreto contente misure urgenti a favore delle PMI e per l’attrazione di investimenti.

Tra le opzioni sul tavolo, alcune modifiche all’ambito applicativo del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali di cui all’art. 18 del DL 91/2014.
Stando alle prime indiscrezioni, l’agevolazione non riguarderebbe più gli investimenti in “beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28” ma gli investimenti in “macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché per gli investimenti in hardware, in software ed in tecnologie digitali, ovvero per lo sfruttamento di brevetti per la produzione di beni che comportino elevati consumi d’energia”; l’agevolazione sarebbe, inoltre, estesa agli investimenti agevolabili realizzati fino al 31 dicembre 2015 (in luogo dell’attuale 30 giugno 2015).

Il decreto modificherebbe anche il nuovo regime di “patent box”, includendo nell’agevolazione tutti i marchi, inclusi quelli commerciali, e non soltanto quelli “funzionalmente equivalenti ai brevetti” come previsto dall’attuale art. 1, commi 37-45 della L. 190/2014 (legge di stabilità 2015).
Per quanto concerne, invece, i costi rilevanti ai fini della suddetta agevolazione, dovrebbero essere compresi anche quelli sostenuti per l’attività di ricerca e sviluppo affidata in outsourcing e quelli sostenuti per l’acquisizione dei beni immateriali ammissibili al beneficio.

Il decreto prevede poi l’introduzione della categoria delle “PMI innovative”, con iscrizione in apposita sezione del registro imprese, per le quali si applicherebbero le disposizioni di favore in ambito fiscale e societario previste per le start up innovative dagli artt. 26, 27, 29 del DL 179/2012.

Per essere definite “innovative”, le PMI dovrebbero, tra l’altro, rispettare almeno due dei seguenti requisiti: sostenere spese di ricerca e sviluppo almeno pari al 5% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della PMI innovativa; impiegare personale altamente qualificato in percentuale uguale o superiore al quinto della forza lavoro complessiva; essere titolare, depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero essere titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato.

Il decreto in commento modificherebbe poi anche i requisiti che definiscono la start up innovativa di cui all’art. 25 del DL 179/2012, precisando che l’ambito di applicazione della normativa di favore non si limita alle sole società di diritto italiano residenti in Italia ma si estende anche alle società residenti in uno Stato membro della Ue o dello Spazio Economico Europeo, purché abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia.

Sarebbe, poi, previsto il rifinanziamento dell’agevolazione, conclusasi nel 2012, riconosciuta alle reti di impresa, che consisteva in una sospensione di imposta sugli utili che le imprese, partecipanti a un contratto di rete, destinavano alla realizzazione delle attività oggetto del programma comune.

Estensione del Fondo centrale di garanzia

Il decreto dovrebbe, inoltre, rideterminare il funzionamento del Fondo centrale di garanzia con l’obiettivo di rendere lo stesso più efficiente ed efficace, anche alla luce delle iniziative europee finalizzate al sostegno del credito alle piccole e medie imprese. Inoltre, sarebbe previsto l’allargamento della platea di soggetti cui è possibile concedere la garanzia, con estensione anche alle imprese di assicurazione e agli OICR.
La possibilità di concessione delle garanzie del Fondo sarebbe, poi, estesa anche a titoli derivanti da cartolarizzazione che abbiano ad oggetto crediti nei confronti di piccole e medie imprese.

È, inoltre, prevista – nell’ambito dell’apposita sezione del decreto dedicata alle misure per l’attrazione degli investimenti – l’introduzione, con riferimento ai grandi investimenti produttivi, di una norma volta a rassicurare gli investitori che eventuali cambiamenti alla normativa, particolarmente quella fiscale, non avranno effetti retroattivi (anche sui progetti in corso di assegnazione) tali da modificarne l’equilibrio economico e finanziario.

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