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Bonus e-commerce e per nuovi prodotti agricoli e ittici

Pubblicati in G.U. lo scorso 27 febbraio 2015 due distinti decreti del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (D. Interm. n.272 e D. Interm. n.273), datati 13 gennaio 2015.

Essi disciplinano l’ambito oggettivo e soggettivo di applicazione dei due crediti d’imposta istituiti, dall’articolo 3 del D.L. n. 91/2014, a favore delle imprese agricole e ittiche, per incentivare il potenziamento del commercio elettronico e lo sviluppo di nuovi prodotti.Il primo credito, in particolare, è relativo alle spese per nuovi investimenti sostenuti per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie, nonché per la cooperazione di filiera nell’ambito di reti di imprese, mentre il secondo, alle spese per nuovi investimenti sostenuti, tra il 2014 e il 2016, per larealizzazione e l’ampliamento di infrastrutture informatiche finalizzate al potenziamento del commercio elettronico.Beneficiari – Per quanto riguarda lo sviluppo di nuovi prodotti, i beneficiari possono essere singole imprese, anche costituite in forma cooperativa o riunite in consorzi, aderenti a un contratto di rete già costituito al momento della presentazione della domanda, titolari di reddito di impresa o di reddito agrario, che:
• producono prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura di cui all’allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea;
• sono PMI, secondo la definizione comunitaria (regolamento Ue n. 651/2014), che producono prodotti agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura non rientranti nel citato allegato I.Nel caso del bonus per il potenziamento dell’e-commerce, possono accedere all’agevolazione, sia se persone fisiche o giuridiche, i titolari di reddito d’impresa o di reddito agrario che sono:
• imprese, anche se costituite in forma cooperativa o riunite in consorzi, che producono prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura di cui all’allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea;
• PMI, in base al regolamento Ue n. 651/2014, che producono prodotti agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura non ricompresi nel predetto allegato I, anche se costituite in forma cooperativa o riunite in consorzi.
Costi agevolabili – Nel primo credito d’imposta i costi agevolabili sono:
• le attività di consulenza e di assistenza tecnico-specialistica;
• la costruzione o il miglioramento di immobili;
• e l’acquisto di materiali e attrezzature;
• i costi per hardware e software inerenti il progetto di aggregazione in rete;
• l’acquisizione di brevetti, licenze, diritti d’autore e marchi commerciali;
• i costi di formazione sia dei titolari che dei dipendenti impegnati nel progetto,
• i costi per la promozione sul territorio nazionale e sui mercati internazionali dei prodotti della filiera;
• i costi per la pubblicità riguardante le attività della rete.
Il credito d’imposta spetta per i nuovi investimenti realizzati dopo l’entrata in vigore del decreto a partire dal periodo d’imposta in vigore al 31 dicembre 2014 e nei due successivi (nel limite di spesa di 4,5 milioni di euro per il 2014, di 12 milioni di euro per il 2015 e di 9 milioni di euro per il 2016).
La misura del bonus varia dal 10 al 40%, con limiti di spesa che vanno da 15.000 a 400.000 euro, a seconda dell’attività prevalente effettivamente svolta e dichiarata ai fini Iva e delle dimensioni dell’impresa.
Per quanto riguarda il bonus e-commerce, sono agevolabili:
• le spese sostenute per realizzazione e ampliamento di infrastrutture informatiche esclusivamente finalizzate all’avvio e allo sviluppo del commercio elettronico;
• quelle per investimenti riguardanti le dotazioni tecnologiche;
• il software;
• la progettazione;
• lo sviluppo del database e dei sistemi di sicurezza;
realizzati dopo l’entrata in vigore del decreto, a decorrere dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due successivi, nel limite di spesa di 500.000 euro per il 2014, di 2 milioni di euro per il 2015 e di 1 milione di euro per il 2016.
La misura del bonus varia dal 10 al 40%, con limiti di spesa che vanno da 15.000 a 50.000 euro.
Indicazione del credito in Unico – Il bonus riconosciuto dal Mipaaf va indicato dall’impresa nelladichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in riferimento al quale il beneficio è concesso e utilizzato, tramite il modello F24, esclusivamente in compensazione, attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto del versamento.
Il credito d’imposta, inoltre:
• non concorre alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap;
• non è cumulabile con altri aiuti di Stato né con altre misure di sostegno dell’Unione europea riguardanti gli stessi costi che danno diritto alla fruizione del bonus, nel caso in cui il cumulo produrrebbe un’intensità di aiuto superiore al livello consentito.
L’istanza – Per ottenere i bonus, gli interessati dovranno presentare apposita domanda telematica al Mipaaf, dal 20 al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di realizzazione degli investimenti.
Cause di decadenza o revoca del credito d’imposta – Il diritto al credito d’imposta decade nei seguenti casi:
• accertamento definitivo di violazioni non formali alla normativa fiscale;
• mancato rispetto delle condizioni stabilite dal regolamento dell’Unione europea;
• utilizzazione difforme dalla destinazione indicata nella domanda.
Il credito d’imposta è revocato in caso di accertamento della falsità delle dichiarazioni rese, fatta salva ogni conseguenza di legge, civile e penale.
In tutti i precedenti casi di decadenza o revoca, si provvede anche al recupero del beneficio eventualmente già fruito.
Divieto di cumulo – Il credito d’imposta non è cumulabile con altri aiuti di stato, ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, né con altre misure di sostegno dell’Unione europea in relazione agli stessi costi ammissibili, che danno diritto alla fruizione dell’agevolazione, nei casi in cui tale cumulo darebbe luogo a un’intensità di aiuto superiore al livello consentito, di cui all’articolo 3, comma 3.
L’eventuale cumulo illegittimo determina il recupero dell’aiuto fruito con applicazione di interessi e sanzioni previsti per l’indebito utilizzo del credito d’imposta.

Recupero del credito per indebito utilizzo
– Qualora, a seguito dei controlli effettuati dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, si accerti l’indebita fruizione, anche parziale, del credito d’imposta, per il mancato rispetto delle condizioni richieste ovvero a causa della non ammissibilità delle spese sulla base delle quali è stato determinato il beneficio, il Ministero provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni.

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