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Lavoratori a fine carriera, opzione part time dal 2016

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La legge di stabilità introduce il c.d. «invecchiamento attivo» per i dipendenti che maturano i requisiti pensionistici di vecchiaia entro il 2018

La legge di stabilità 2016 (L. n. 208/2015) ha introdotto, al comma 284 dell’art. 1, un’apposita disciplina diretta a regolare il c.d. “invecchiamento attivo”, così definito nella relazione illustrativa alla stessa legge, volta a introdurre elementi di flessibilità nello svolgimento del lavoro negli ultimi anni della carriera del lavoratore ultrasessantenne, consentendo, previo accordo con il datore di lavoro, la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, con una riduzione dell’attività lavorativa tra il 40% e il 60%.

Il campo di applicazione soggettivo di tali disposizioni trova applicazione esclusivamente nei confronti dei lavoratori dipendenti del settore privato, con contratto a tempo pieno e indeterminato, che maturino entro il 2018 i requisiti per il trattamento pensionistico di vecchiaia.

I minori introiti per il lavoratore saranno parzialmente compensati dalla corresponsione in busta paga da parte del datore di lavoro di un importo, non assoggettato né a tassazione né a contribuzione previdenziale, pari alla contribuzione ai fini pensionistici a carico dello stesso datore, relativa alla prestazione lavorativa non effettuata.

Inoltre, al lavoratore verrà riconosciuta la contribuzione figurativa per la prestazione non effettuata, non subendo, quindi, conseguenze in ordine alla prestazione che andrà a percepire una volta in quiescenza.

Per poter accedere all’agevolazione, sono necessari due requisiti del lavoratore:

  • maturare entro il 31 dicembre 2018 il requisito per il diritto al trattamento pensionistico per la vecchiaia (66 anni e 7 mesi per i lavoratori e, per le lavoratrici, 65 anni e 7 mesi per il biennio 2016-2017 e 66 anni e 7 mesi per il 2018);
  • aver già maturato il requisito minimo di 20 anni di contributi versati o accreditati a qualsiasi titolo.

In ogni caso, la durata del part time non potrà essere superiore al periodo intercorrente tra la data di accesso al beneficio e quella di maturazione del requisito anagrafico per la pensione.

Per accedere a tale incentivo, oltre all’accordo tra lavoratore e datore di lavoro, quest’ultimo dovrà ottenere un’apposita autorizzazione da parte dell’INPS e della Direzione territoriale del lavoro, nel rispetto delle specifiche procedure che verranno individuate da un apposito decreto del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale.

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