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E' cedibile il credito Iva Trimestrale?

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Il credito IVA trimestrale chiesto a rimborso, è validamente cedibile, con efficacia anche nei confronti dell’Erario: la Corte di Appello di Venezia (sentenza n. 844 del 27 maggio 2013) ha ritenuto che non sussistono, nell’ordinamento vigente, norme che possano escludere la legittimità della cessione del credito IVA, anche quando quest’ultimo è riferito a periodi infrannuali (tipicamente i crediti IVA trimestrali), nella misura in cui le liquidazioni periodiche trovano poi conferma nella Dichiarazione IVA annuale.

Diversamente, l’Amministrazione finanziaria si è sempre espressa in modo contrario rispetto alla cessione del credito IVA trimestrale, sottolineando l’esplicito riferimento legislativo alla sola “dichiarazione annuale” e quindi, nel silenzio della legge in riferimento ad altra tipologia di credito, i crediti infrannuali risulterebbero non suscettibili di cessione: l’art. 5, comma 4-ter, del D.L. n. 70/1988 dispone che, “agli effetti dell’articolo 38-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, in caso di cessione del credito risultante dalla dichiarazione annuale deve intendersi che l’ufficio sul valore aggiunto possa ripetere anche dal cessionario le somme rimborsate, salvo che questi non presti la garanzia prevista nel secondo comma del suddetto articolo, fino a quando l’accertamento sia divenuto definitivo”. Come già chiarito con la circolare n. 6 del 13 febbraio 2006 (risposta 12.4), per “credito risultante dalla dichiarazione annuale” si deve intendere soltanto quello indicato nella dichiarazione annuale IVA e, pertanto solo tali crediti – e non anche quelli infrannuali chiesti a rimborso – sono suscettibili di cessione.

Questa tesi dell’Amministrazione fu già opposta dalla Associazione Italiana Dottori Commercialisti (Norma di comportamento n. 164 del 2006), la quale recriminava mancanza di ragionamento condotto dall’Amministrazione per negare la cedibilità del credito IVA trimestrale, in favore della mera applicazione letterale dell’espressione utilizzata dal Legislatore – “credito risultante dalla dichiarazione annuale” – che si vorrebbe far coincidere solo con il credito IVA annuale.

Tanto il credito trimestrale quanto quello annuale, risultano da operazioni confluite nella dichiarazione IVA annuale e determinano un’eccedenza d’imposta rimborsabile che, in quanto tale, costituisce un credito certo, liquido ed esigibile, e non una mera aspettativa di rimborso. L’assenza di ragioni per determinare una discriminazione, riguardo alla cedibilità, fra credito IVA a rimborso annuale e quello trimestrale, ha indotto i giudici della Corte di Appello di Venezia, che non vi sono ragioni per negare l’esistenza giuridica del credito maturato nel trimestre, alla sola condizione che lo stesso trovi poi riscontro e conferma nella Dichiarazione IVA annuale: infatti, tale Dichiarazione esporrà non solo le eccedenze IVA dell’intero anno, bensì anche la parte IVA domandata a rimborso su base trimestrale.

Pertanto, concludono i Giudici veneziani, il credito infrannuale chiesto a rimborso è perfettamente simmetrico al credito IVA annuale, e di conseguenza è legittimamente cedibile.

Affinché la cessione produca effetti nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, occorre rispettare l’art. 69 del R.D. n. 2440/1923, in base al quale:

  • La cessione di crediti verso l’Amministrazione, nei casi in cui sono ammesse dalle leggi, devono essere obbligatoriamente notificate all’amministrazione centrale ovvero all’ente, ufficio o funzionario cui spetta ordinare il pagamento, e ciò in deroga alla regola sancita dall’art. 1264 c.c., per la quale la cessione ha effetto nei confronti del debitore ceduto solo quando questi l’abbia accettata;
  • La notifica deve avvenire per tempo, giacché essa rimane priva di effetto riguardo agli ordini di pagamento che risultino già emessi;
  • Le cessioni di crediti devono altresì risultare da atto pubblico o da scrittura privata autenticata da notaio.

La cessione sarà inefficace nei confronti dell’Amministrazione se, al momento della notifica, risulteranno importi iscritti a ruolo relativi a tributi erariali a carico del cedente.

In tal caso la cessione avrà effetto solo per gli importi eccedenti quelli iscritti a ruolo (D.M. n. 384/1997).

Occorre sottolineare inoltre che, per limitare un’eccessiva circolazione di crediti che avrebbe potuto rendere difficoltosa l’attività di controllo, è stata esclusa la possibilità che il cessionario possa a sua volta cedere lo stesso credito (Cass. 12552/2016).

La cessione, in ogni caso, non ha alcun effetto rispetto all’esercizio del potere di controllo dell’Agenzia riguardante l’effettiva spettanza e la corretta quantificazione del credito, la quale potrà quindi procedere al recupero delle somme erroneamente erogate al cessionario. Quest’ultimo però sarà solidalmente responsabile con il cedente solo in riferimento alla somma rimborsata, con esclusione di sanzioni ed interessi, imputabili al cedente stesso.

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