Black list: i chiarimenti della C.M. 39/E/2016

La disciplina della deducibilità dei componenti negativi di reddito derivanti da operazioni effettuate con operatori localizzati in territori a fiscalità privilegiata ha formato oggetto, nel corso degli ultimi anni, di significativi interventi normativi.

Il regime di indeducibilità, in vigore sino al periodo d’imposta 2014, è stato, sostituito da una disciplina fondata sul pieno riconoscimento fiscale di questi costi.

Deducibilità dal 2015 e valore normale

L’art. 5delD.Lgs. 147/2015 ha introdotto, con decorrenza primo gennaio 2015, una presunzione dideducibilità nei limiti del valore normaledei componenti negativi di reddito derivanti da operazioni effettivamente intercorse con Paesi «black list».

Valore normale

L’art. 9 del D.P.R. 917/1986 definisce valore normale il:«prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi».

C.M. 26.9.2016, n. 39/E

LaC.M. 26.9.2016, n. 39/Eha chiarito che l’onere delladimostrazione del valore normaledei beni e servizi acquistati – e, quindi, l’integrale ed incondizionata deducibilità integrale del relativo costo – è posto in capo alcontribuente.

Concreta esecuzione e inerenza

La deducibilità dei costi derivanti da operazioni intercorse con soggetti «black list», al pari di qualsiasi altro componente negativo di reddito, presuppone comunque che tali oneri siano generati da operazioni che hanno avuto concreta esecuzione e sianoinerenti all’attività svoltadalla stessa impresa, a prescindere dalla circostanza che siano pari al valore normale del bene o servizio acquistato (C.M. 39/E/2016).

Interesse effettivo economico

L’eventualeeccedenzadel componente negativo di reddito dell’operazione «black list», rispetto al valore normale della stessa, è comunque deducibile, se il contribuente è in grado di dimostrare la rispondenza dell’operazione, concretamente eseguita, ad uneffettivo interesse economico.

C.M. 26.9.2016, par. 39/E

L’Agenzia delle Entrate con laC.M. 26.9.2016, par. 39/E, ritenendo ancora attuali le indicazioni fornite in passato, ha ribadito che, ai fini della prova dell’effettivo interesse economico, devono essere valorizzate leeccezionali condizioni o circostanzeche rendono letransazioni non comparabili sul mercatoda un punto di vista soggettivo o oggettivo, che in quanto tali giustifichino un valore eccedente il normale.

Caso concreto

In particolare, ha ricordato che«la valutazione della sussistenza o meno di tale condizione (i.e. effettivo interesse economico) va effettuata tenendo conto di tutti gli elementi e le circostanze che caratterizzano il caso concreto, attribuendo rilevanza alle condizioni complessive dell’operazione, quali ad esempio: il prezzo della transazione,  la presenza di costi accessori, quali, ad esempio, quelli di stoccaggio, magazzino, le modalità di attuazione dell’operazione (ad esempio, i tempi di consegna), la possibilità di acquisire il medesimo prodotto presso altri fornitori, l’esistenza di vincoli organizzativi/commerciali/produttivi che inducono ad effettuare la transazione con il fornitore black list o, comunque, che renderebbero eccessivamente onerosa la medesima transazione con altro fornitore» (C.M. 6.10.2010, n. 51/E).

Qualità dei prodotto e dei servizi

L’esimente dell’effettivo interesse economico è stata recentemente interpretata in senso estensivo dalla giurisprudenza di legittimità, la quale ha ritenuto che il requisito in parola sussista in tutte le situazioni in cui la scelta del fornitore estero è dettata da ragioni quali laqualità dei prodotti e dei servizi (Cass. 8.5.2013, n. 10749).

In particolare, è stata, ritenutainfungibile– e, quindi, ottenibile solo da quella determinata controparte – la prestazione resa da una società svizzera, la quale forniva a sua volta le prestazioni di una modella per campagne promozionali da svolgere in negozi della grande distribuzione (Cass. 18.5.2016, n. 10176).

Contraddittorio preventivo

Il contribuente, nel caso di costo eccedente il valore normale, potrà dimostrare la sussistenza dell’esimente, mediante l’esibizione delle prove attestanti la congruità del costo e l’esimente dell’interesse economico, neltermine di 90 giorni concesso per il contraddittorio preventivo, prima dell’adozione dell’avviso di accertamento: qualora l’Amministrazione Finanziaria non ritenga valide le prove addotte, la stessa procederà, pertanto, alla emissione di un avviso di accertamento motivato a rettifica della parte eccedente il valore normale.

Istanza di interpello c.d. probatorio

A questo proposito, la C.M. 39/E/2016 ha ricordato che i contribuenti che intendono ricevere un parere dell’Amministrazione Finanziaria in merito all’idoneità delle prove in loro possesso al fine di dimostrare l’interesse economico dell’operazione, possono presentare un’istanza di interpello c.d.probatorio, ai sensi dell’art. 11, co. 1, lett. b), della L. 27.7.2000, n. 212.

Unico 2016

Nel modello Unico 2016, a prescindere dall’entità del costo dedotto, rimaneva altresì obbligatorio indicare separatamente tali componenti negativi di reddito, sia con riferimento all’ammontare compreso entro il valore normale che per quello eccedente, al fine di consentire all’Agenzia delle Entrate di indirizzare puntualmente i controlli verso operazioni considerate dal legislatore potenzialmente elusive (C.M. 39/E/2016).

Disciplina in vigore dal 2016

A decorrere dal primo gennaio 2016, l’integrale deduzione dei componenti negativi di reddito derivanti da operazioni effettuate con soggetti «black list» è subordinata esclusivamente all’osservanza delleordinarie regole di competenza, inerenza, certezza e determinabilità, applicabili alle operazioni effettuate con controparti non residenti in territori a fiscalità privilegiata.

Prezzi di trasferimento

LaC.M. 39/E/2016ha precisato che, nel caso di operazioni poste in essere consoggetti «black list» appartenenti al gruppo societario del contribuente nazionale, continuano a trovare applicazione le regole previste in materia diprezzi di trasferimento(art. 110, co. 7 e 9, D.P.R. 917/1986).

Dichiarazione dei redditi

La suddetta abrogazione ha, inoltre, comportato l’eliminazione dell’obbligo di separata indicazione in dichiarazione dei redditi e, quindi, anche il presupposto di applicabilità della sanzione proporzionale del 10% riguardante il relativo inadempimento.

Regime sanzionatorio

LaC.M.39/E/2016ha confermato che – per effetto della soppressione dei co. da 10 a 12-bis dell’art. 110 del D.P.R. 917/1986 – si deve considerare implicitamente abrogata, con riferimento alle dichiarazioni relative aiperiodi d’imposta 2016 e successivi, anche la norma sanzionatoria amministrativa per violazione dell’obbligo dichiarativo di cui all’art. 8, co. 3-bis, del D.Lgs. 471/1997.

Periodi pregressi

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che per iperiodi d’imposta precedenti al 2016non opera il «favor rei» per le sanzioni di cui agli artt. 1 e 8, co. 3-bis, del D.Lgs. 471/1997, in quanto l’abrogazione delle suddette disposizioni del Tuir produce i propri effetti dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2015.

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