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Falso in atto pubblico la certificazione di un verbale non conforme

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Commette falsità in atto pubblico ed è perciò penalmente responsabile l’amministratore o il professionista che dichiara la conformità di un documento societario poi rivelatosi non conforme.

Lo ha precisato la Corte di Cassazione, sezione penale, nella sentenza n. 7857/2018 del 19 febbraio 2018.

Il fatto

La vicenda riguarda un professionista, condannato in concorso con l’amministratore di fatto di una srl, per il reato di falso in atto pubblico, per aver attestato, mediante dichiarazione sostitutiva, la conformità all’originale di un verbale di assemblea, rivelatosi poi contraffatto, ed inviato telematicamente alla CCIAA.

Le motivazioni

La Cassazione ha precisato che è la stessa legge sulla documentazione amministrativa che attribuisce alle suddette autodichiarazioni la qualità di atti pubblici.

Nemmeno può dubitarsi della natura pubblica del Registro delle imprese a cui le dichiarazioni sono destinate ad essere trasfuse.

Ne deriva, pertanto, l’illiceità penale, da inquadrare in una delle fattispecie astratte previste dal codice in tema di falsità in atti pubblici, nel caso in cui il privato rilasci una dichiarazione, ai sensi degli artt. 46 e 47, che sia falsa.

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