Niente fatture per il rappresentante fiscale

La Risoluzione n. 21/Edell’Agenzia delle entrate, sostiene che, per una cessione di beni già presenti effettuata nei confronti di un soggetto passivo Iva residente in Italia,  la fattura debba essere emessa direttamente dal fornitore estero e non dal rappresentante fiscale in Italia.

L’articolo 17, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972prevede che “gliobblighirelativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizieffettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residentinei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, compresi i soggetti indicati all’articolo 7-ter, comma 2, lettere b) e c),sono adempiuti dai cessionari o committenti. Tuttavia, nel caso di cessioni di beni o di prestazioni di servizi effettuate da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’Unione europea, il cessionario o committente adempie gli obblighi di fatturazione di registrazione secondo le disposizioni degli articoli 46 e 47 del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427”.

Pertanto, il soggetto passivo stabilito in Italia, per tutti gli acquisti di beni o servizi territorialmente rilevanti in Italia, effettuata da soggetti non residenti, ha l’obbligo di:

  • Integrarela fattura ricevuta dal fornitore o prestatoreUE;
  • Emettereautofattura, se il fornitore è stabilito in Paesiextra-UE.

Un caso analogo era già stato esaminato con laRisoluzione n. 89/E/2010, in cui era stato precisato che l’art. 17, comma 2, “esclude che il cedente o prestatore non residente sia tenuto all’emissione della fattura(e ai conseguenti adempimenti di annotazione e dichiarazione),tramite il numero identificativo IVA italiano”. In tale sede era anche stato confermato chel’Ivarelativa a beni e servizi territorialmente rilevanti in Italia, deve sempre essere assolta dal cessionarioo committente stabilito in Italia, mediante l’applicazione del meccanismo delreverse charge,ancorchéilcedente o prestatore sia identificatoai fini Iva in Italia, tramite identificazione diretta o rappresentante fiscale. A tal proposito, si vedano ancheC.M. n. 14/E/2010eC.M. n. 36/E/2010.

In realtà l’Agenzia ammette che, per le cessioni interne, ilrappresentante fiscaledi un soggetto estero sialegittimato, per esigenze interne, ad emettere al cessionario/committente residente un documento non rilevante ai fini dell’Iva, pur indicando che l’imposta afferente tale operazione verrà assolta dal cessionario o committente.

Difatti, gliadempimentiche ilsoggetto passivo italianodovrà porre in essere, in relazione alle prestazioni rese dal fornitore/prestatore UE, in caso di fornitore comunitario, sono (si veda in tal senso anche laC.M. n. 12/E/2013):

  • numerare la fatturaricevuta dal fornitore UE,integrarlacon gli elementi che formano base imponibile e Iva edannotarladistintamente nel registro Ivavenditeed Ivaacquisti, oppure,
  • in caso dimancata ricezione della fattura del fornitore comunitarioentro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione,emettere autofatturaentro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione ed annotarla entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente.

Pertanto, nel caso esaminato, il contribuente dovrà considerare lafattura emessa dal rappresentantefiscale del soggetto non residente, riportante la sola partita Iva italiana, comenon rilevante ai fini Ivae, quindi, come non emessa, con la conseguente necessità di richiedere, in sostituzione,l’emissione di una fattura direttamente da parte del fornitore comunitario.In caso di mancato ricevimentodella stessa nei termini prescritti, il soggetto Iva italiano è tenuto ad emettereautofattura.

 

Iscriviti alla Newletter

Non inviamo spam! Leggi la nostraInformativa sulla privacyper avere maggiori informazioni.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*